Ricordando Pietro Patti, imprenditore libero e onesto

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27 Febbraio 2024

Il 27 febbraio 1985 la mafia uccideva a Palermo  Pietro Patti. L’imprenditore non aveva ceduto alle pressanti richieste estorsive.
Patti esportava in tutto il mondo le sue produzioni di frutta secca: mandorle, nocciole e pistacchi. Già da due anni era nel mirino di Cosa nostra, che era arrivata anche a far esplodere un ordigno davanti al suo stabilimento di Brancaccio e, qualche tempo dopo, a far saltare in aria la sua auto. Anche dinanzi a una simile escalation di violenza, Pietro Patti restò fermo nella sua posizione di imprenditore libero e onesto.

Quando venne ucciso, si trovava in via Marchese Ugo, dove stava accompagnando le figlie a scuola. Una delle figlie, Gaia, rimase ferita nell’attentato al padre da uno dei tre colpi di calibro 38 a lui indirizzati.

Quella di Pietro Patti è una delle storie che ci dice quanto sia cambiato in questi decenni la lotta alla mafia e alle estorsioni: se oggi tanti imprenditori riescono a trovare il coraggio di sporgere denuncia è anche grazie a chi ha combattuto le stesse battaglie pur nell’isolamento da parte della società.
È anche grazie a Pietro Patti che oggi abbiamo capito quanto sia importante costruire una rete di protezione attorno a chi vuole vivere e lavorare libero dai legacci oppressivi della mafia.

Grazie, Pietro.

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