PALERMO – Con il pizzo non si fanno i soldi, ma i boss mantengono il controllo del territorio. Le regole sono quelle di sempre. Si bussa alla porta di tutti gli operatori economici sulla base di una rigida spartizione geografica della città. Pagano in tanti, denunciano in pochissimi. I poliziotti della squadra mobile hanno intercettato Settimo D’Arpa e Mario Muratore, due dei diciotto arrestati del blitz coordinato dalla Direzione distrettuale
antimafia di Palermo, mentre in auto facevano il giro delle estorsioni. Parlavano del “carnezziere”, “del mobiliere”, di “quel cornutazzo del bar” a cui bisognava dire: “Mi devi dare il mensile… invece di chiedergli tipo tremila e tremila…” a Pasqua e Natale, giorni canonici per la riscossione delle estorsioni.
Ciminna, denunciò il racket. Condannati due estortori
Si è concluso con 8 anni di carcere per Filippo Cimilluca e 6 per Vito Pampinella il processo nato dalle dichiarazioni del gestore di un bar, che pagò per paura.



