Francesco Capizzi, come tutti i bambini nati nel 1987, le stragi di Capaci e via D’Amelio le ha vissute da lontano, ricordandosi crescendo che non sono solo i magistrati e le forze dell’ordine ad avere il compito di alzare la voce davanti al malaffare. La storia parte da quel terreno di contrada Restigo secco, al confine fra Bian- cavilla, Paternò e Centuripe e da quei Calanchi che sono diventati il set naturale della serie “Il Gattopardo” che andrà in onda su Netflix. «Sono un siciliano innamorato della mia terra – racconta il giovane – dall’età di 6 anni insieme a mio fratello Salvo, ho coltivato agrumi, ulivi, e fichi d’india. Da anni denuncio il fatto che vogliono impadronirsi delle mie terre lasciando pascolare gli animali dove non si dovrebbe. Papà e nonno hanno costruito tutto e vedere questi animali agire incontrollati era sempre stato considerato naturale fino a quando crescendo ho deciso di recintare e delimitare i confini».
Blitz antimafia tra Brancaccio e Sperone: “Il coraggio di chi ha denunciato con il sostegno di Addiopizzo”
La nota dell’associazione da sempre al fianco dei commercianti vittime del racket: “Sono storie di resistenza che dimostrano, ancora una volta, quanto sia fondamentale il contributo degli operatori economici.



