In un vicolo del Capo adiacente al Tribunale, zona attraversata ogni giorno da studenti, professionisti e turisti, CREA prova a tenere insieme cose che normalmente vivono separate: un atelier di moda, una caffetteria, uno spazio culturale, un laboratorio artigianale. Il nome è già una dichiarazione d’intenti: CREA sta per “Caffè, Ricerca, Eventi, Atelier”.
A dare forma a questo progetto è la stilista palermitana Alice Salmeri. Dopo gli studi al Polimoda, lavora per alcuni anni a Firenze e successivamente si trasferisce a Copenaghen. È lì che nasce la sua prima intuizione imprenditoriale: piccole botteghe sartoriali dove produzione, vendita e relazione convivono nello stesso spazio. Un modello che negli anni porterà a Palermo con il brand Mitzica e poi con diversi atelier nel centro storico, fino all’esperienza di Via Maqueda.
«Quando arrivai lì non c’era ancora nulla di quello che vediamo oggi», racconta. «Mi sono battuta anche per la pedonalizzazione, quando molti commercianti erano contrari».
Dopo la chiusura dell’atelier di Via Maqueda, nel 2018, Alice sente il bisogno di cambiare ritmo e immaginare uno spazio più versatile in un contesto più riservato e intimo. Nasce così CREA, un luogo volutamente polifunzionale: si entra per un caffè o una pausa pranzo e si scopre una mostra, un corso di cucito, una presentazione di libri o una piccola biblioteca di moda.
Negli ultimi anni Alice ha concentrato la sua ricerca soprattutto sul recupero del denim. Con la linea “Anagramma”, vecchi jeans vengono smontati, intrecciati e ricuciti per creare capi nuovi, lontani dall’estetica più prevedibile del riciclo fai-da-te. «Il rischio, quando fai un lavoro creativo, è voler fare tutto. Invece bisogna scegliere una direzione e lavorare bene su quella».
Il rapporto con il quartiere, racconta Alice, è fatto di equilibri delicati. Il Capo è una zona attraversata da forti contraddizioni: da un lato il Tribunale, gli studenti, i visitatori; dall’altro una quotidianità spesso segnata da marginalità e tensioni sociali. Piccoli conflitti quotidiani e diffidenze convivono con la curiosità dei bambini che entrano nello spazio, osservano, fanno domande. Nonostante la fatica di tenere aperta un’attività del genere in un questo contesto, poco alla volta si creano relazioni e opportunità nuove.
Il legame con Addiopizzo nasce proprio da questa vocazione a leggere il lavoro creativo e culturale non solo come attività economica, ma come scelta pubblica, capace di prendere posizione dentro la città e le sue relazioni. Alice inizia a seguire il percorso dell’associazione già nel 2005, quando Addiopizzo esisteva solo da pochi mesi. Per lei, entrare nella rete di consumo critico antiracket con il progetto CREA è stato naturale: un modo per sostenere un’idea di economia indipendente e dare forma a uno spazio che, oltre alla finalità commerciale, prova a creare dialogo e partecipazione dentro il quartiere e la città.



