Dentro il Circ’Opificio l’arte circense è soprattutto uno spazio in cui ciascuno può avere il proprio posto. «È la cosa che mi ha fatto innamorare di questa disciplina», racconta la fondatrice Marika Riggio. «Negli altri sport spesso esistono requisiti precisi, anche fisici. Il circo invece comprende tante discipline e così ognuno può trovare la propria strada».
Il Circ’Opificio nasce nel 2014 da un progetto dell’Associazione Collettivo di Bottega. Dopo quindici anni trascorsi tra Roma, Bruxelles e altre esperienze all’estero come danzatrice, artista e insegnante di circo, Marika sceglie di tornare in Sicilia insieme al compagno di vita e di lavoro Josh. Il primo laboratorio prende forma a Capaci, quasi come un esperimento. La risposta del pubblico è immediata e, poco dopo, arriva l’apertura della sede di Palermo, in Via Ammiraglio Denti di Piraino 1.
Al Circ’Opificio si praticano acrobatica aerea, giocoleria, equilibrismo e acrobatica a terra. Le lezioni sono aperte a bambini, ragazzi e adulti di ogni età, ma la tecnica è solo una parte del percorso. «Per noi contano l’ascolto, la collaborazione, la relazione tra le persone», spiega Marika. «La cosa più bella del circo è che ciascuno può valorizzare le proprie caratteristiche, senza essere escluso da requisiti fisici o da modelli prestabiliti». C’è chi è agile, chi è più robusto, chi è timido, chi arriva senza aver mai praticato sport: nel circo ogni corpo e ogni attitudine possono trovare una forma di espressione.
Da questa idea nasce anche il lavoro sociale dell’associazione. Negli anni il Circ’Opificio ha portato laboratori nei quartieri della città, dallo Zen allo Sperone, a Ballarò, collaborando con associazioni e servizi educativi. L’obiettivo non è semplicemente insegnare una disciplina sportiva, ma usare il circo come occasione di incontro e inclusione. Per questo l’associazione accoglie anche famiglie con difficoltà economiche o bambini con bisogni educativi speciali.
Negli ultimi anni il progetto è cresciuto ulteriormente con l’assegnazione di Circo Terra, in via Sebastiano Bavetta 98, bene confiscato alla criminalità organizzata immerso nel verde, tra canneti e ulivi, dove oggi si svolgono laboratori, spettacoli e attività all’aperto, soprattutto durante la bella stagione. L’obiettivo è renderlo sempre più fruibile e trasformarlo in uno spazio stabile e attrezzato anche per i mesi invernali.
Il legame con Addiopizzo nasce proprio da questa idea di comunità. «Bisogna metterci la faccia. Bisogna avere il coraggio di dire ad alta voce ciò in cui si crede», afferma Marika. La gestione di un bene confiscato ha portato con sé anche momenti difficili e alcuni episodi che hanno ricordato quanto il riutilizzo sociale di questi luoghi possa ancora incontrare resistenze. Da qui la convinzione che sia necessario costruire alleanze tra associazioni, cittadini e realtà del territorio.
Più che una scuola di circo, il Circ’Opificio è diventato negli anni uno strumento educativo e un laboratorio culturale aperto alla città. Ai corsi di arti circensi si sono affiancati percorsi di danza e teatro, produzioni artistiche, spettacoli, attività con le scuole. Un progetto che continua a crescere senza perdere la sua idea originaria: usare il movimento e il linguaggio del circo per creare occasioni di incontro e cura delle relazioni.


