Si è concluso in questi giorni il percorso di supporto scolastico che Addiopizzo porta avanti nel quartiere Kalsa. Nel tempo, l’immobile confiscato di via Lincoln, dove si trova la sede dell’Associazione, oltre a essere un luogo di ascolto e supporto per commercianti e imprenditori vittime di estorsione, è diventato anche un polo educativo che accoglie, durante la settimana, venticinque bambini e bambine del centro storico di Palermo che vivono in condizioni di marginalità sociale e di povertà economico-educativa.
Per mesi, bambini e bambine del quartiere hanno avuto un punto di riferimento pomeridiano stabile finalizzato a facilitare l’apprendimento e l’esecuzione autonoma del lavoro scolastico, oltre che al recupero delle conoscenze di base per molti dei giovani coinvolti, data la frequente presenza di carenze e lacune di base.
Nel corso dell’anno i giovani che hanno preso parte alle attività realizzate dagli educatori di Addiopizzo hanno avuto modo di condividere anche dei momenti di dialogo in cui attraversare le difficoltà ordinarie di un anno di scuola. Un’attività che può sembrare circoscritta allo studio, ma che in realtà risponde a una convinzione precisa su come si costruisca un’alternativa duratura e strutturale alla cultura mafiosa.
La dispersione scolastica implicita è uno dei fattori di rischio più documentati nei percorsi di avvicinamento a fenomeni di devianza, di illegalità diffusa e di criminalità organizzata. Meno strumenti per orientarsi, meno accesso al mercato del lavoro legale, più esposizione a chi offre percorsi alternativi che sembrano, spesso, gli unici concretamente accessibili.
Non è infatti più sufficiente accompagnare e sostenere commercianti e imprenditori a denunciare le estorsioni se non ci si fa carico di rimuovere le condizioni di povertà e degrado che contribuiscono ad alimentare fenomeni di illegalità diffusa e di criminalità organizzata.
A conclusione delle attività abbiamo organizzato un piccolo momento collettivo di ascolto e restituzione. I bambini e le bambine hanno scritto dei messaggi su dei bigliettini, raccontando cosa hanno portato con sé di quest’anno, cosa hanno imparato, cosa ricordano. Parole semplici e nello stesso tempo potenti, che danno la misura del lavoro fatto e ci indicano la direzione da cui ripartire a settembre.



