Sentenza nel processo alla cosca di Misilmeri: la liberazione delle vittime con l’aiuto di Addiopizzo

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Si è concluso, lo scorso 26 ottobre, in primo grado il processo alla famiglia mafiosa di Misilmeri, in cui gli imputati sono stati condannati per i reati di associazione mafiosa ed estorsione e dove sono state risarcite le vittime che con il nostro supporto avevano trovato la forza e il coraggio di denunciare.
Si è trattato di un percorso di ascolto e sostegno che la nostra Associazione ha svolto a fianco di chi si è opposto al racket delle estorsioni e in collaborazione con gli uomini dell’Arma dei Carabinieri e i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.
Grazie alle denunce, in poco tempo investigatori e magistrati hanno ricostruito gli episodi estorsivi perpetrati da chi faceva parte della famiglia mafiosa di Misilmeri.
Una vicenda che dimostra, ove ce ne fosse di bisogno, come esistono le condizioni per denunciare in sicurezza e affrancarsi dal fenomeno estorsivo anche nella provincia di Palermo, dove il controllo del territorio di Cosa nostra resta più serrato di quanto possa registrarsi oramai in alcune aree della città.
Quello che appare chiaro anche da questa storia e che ci interessa ribadirlo è che chi paga per paura riesce a trovare anche dopo tanto tempo una strada per dire basta e affrancarsi dai condizionamenti mafiosi. Oggi però la maggior parte degli operatori economici che pagano le estorsioni compie tale scelta non per paura ma per connivenza e convenienza.
E su questo è oramai non più rinviabile un aggiornamento dell’analisi e della narrazione sul fenomeno che non è più quello di venti anni fa e che vede la maggioranza di chi paga il pizzo ricercare, più che subire,  la “messa a posto”.

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