La qualità del consenso

da

9 Giugno 2022

«Siate forti, ragazzi! Siate pieni di adrenalina! Siate consapevoli del vostro ruolo! Rinunciate al voto se sentite puzza di bruciato, perché la dignità vale più di cento voti! Siate responsabili!»

A pochissimi giorni dalle elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Palermo, avremmo potuto iniziare il nostro appello a un voto responsabile con le parole di Libero Grassi («Ad una cattiva raccolta di voti, corrispondono cattive leggi e una cattiva democrazia») o con quelle di Paolo Borsellino («…soprattutto i partiti politici dovrebbero fare grossa pulizia: non soltanto essere onesti, ma apparire onesti»). L’abbiamo fatto altre volte, puntualmente, in occasione di precedenti consultazioni elettorali, sia locali che nazionali.
Questa volta invece abbiamo deciso di citare l’attuale presidente della regione Sicilia, Nello Musumeci.

Come non essere d’accordo con queste parole, pronunciate durante un recente comizio? Sì, assolutamente sì! Gli elettori devono essere consapevoli del loro ruolo e responsabili quando entrano nella cabina elettorale! E i candidati, tutti i candidati, dovrebbero rinunciare al voto, se sentono puzza di bruciato! Se hanno anche la minima sensazione che chi offre loro consenso e appoggio elettorale è in odore di mafia, anzi, puzza di mafia! Perché, ne siamo convinti anche noi, “la dignità vale più di cento voti”…

E allora… perché?

Perché – ci chiediamo noi – assistiamo ancora una volta a una politica che non solo non prende le distanze da quella puzza, non solo ne accetta di buon grado il sostegno, ma addirittura la cerca e ci fa accordi elettorali? Come è possibile che queste veementi e condivisibilissime parole vengano proprio da quella parte politica che fa di tutto per non metterle in pratica?

Nelle ultime settimane abbiamo assistito allibiti alla decisione del candidato di centrodestra Roberto Lagalla di accogliere, fra le liste a suo supporto, anche quelle messe in campo da Marcello Dell’Utri da un lato e Totò Cuffaro dall’altro. Due esponenti politici che, per quanto ne abbiano già scontato la pena, sono stati condannati per reati gravissimi, l’uno per concorso esterno e l’altro per favoreggiamento alla mafia.
Se il fronte pro-Lagalla, di cui anche Musumeci fa parte, ritiene che la “la dignità vale più di cento voti“, per usare ancora le sue parole, perché non ha detto chiaramente «NO! noi di questi voti non abbiamo bisogno e non li vogliamo»?
Perché Lagalla non ha rifiutato, come avrebbe potuto e dovuto fare, di essere accomunato a personaggi che sono stati in passato esempi plateali di quel sistema scellerato, di quell’intreccio intimo fra interessi della politica e interessi della mafia?

Come se non bastasse, oggi il quadro si è ulteriormente complicato ed aggravato. Dopo l’arresto di Pietro Polizzi, candidato con Forza Italia, non parliamo più “soltanto” di uomini politici che non abbiano rifiutato l’appoggio di individui che, anni orsono, sono stati condannati per mafia… La collusione fra politica e Cosa nostra è diretta, non mediata. Accade adesso, sotto i nostri occhi, quasi in diretta. Sulla nostra pelle, sulla nostra carne viva. Assistiamo sconcertati alla stipula di un patto di scambio e a una promessa di reciproco sostegno fra un candidato al consiglio comunale e un boss del calibro di Sansone. Un tentativo di accordo che, se non fosse stato prontamente portato alla luce dalla magistratura, avrebbe potenzialmente condizionato non solo i risultati delle elezioni, ma anche le scelte e le azioni di quel candidato, una volta eletto. Sulla nostra pelle, a nostra insaputa.

Cosa nostra non si arrende mai. Il sistema politico-mafioso torna alla riscossa, ogni volta che ne ha la possibilità. Di fronte all’ennesimo episodio di vergognosa collusione politico-mafiosa è però ora di dire ad alta voce, tutti insieme: basta!

Basta girarsi dall’altro lato e far finta che le mani sporche del mafioso, del candidato e del suo intermediario, non si siano strette! Basta consentire a queste mani di amministrare il bene più prezioso che abbiamo, basta lasciare che siano queste mani sporche a modellare la città in cui vivremo!

Da anni noi Addiopizzo, insieme a tante altre associazioni del territorio, le mani “ce le sporchiamo” sul campo, nel tentativo di risollevare un territorio martoriato dalla piaga criminale di Cosa nostra e del sistema politico-affaristico ad essa collegato. Ce le sporchiamo facendo, nel nostro piccolo, un intervento di natura politica che vuole contribuire a una svolta culturale, rispetto a decenni di malgoverno.

Giù le mani dalla nostra Palermo è quello che ci sentiamo di dire oggi. Ed è anche per questo, con ancora più decisione e vigore, che rivolgiamo a tutti i palermitani onesti l’invito ad adoperare bene queste nostre mani, domenica prossima, 12 giugno, quando saremo chiamati a rinnovare la nostra amministrazione cittadina. Usiamo per bene queste mani, impugnando a dovere l’arma della matita nella cabina elettorale.

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