A un anno dalla comparsa nelle strade di Palermo dell’adesivo che riportava la frase: "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità" nelle strade dei comuni di Bagheria (PA), Capaci (PA), San Giuseppe Jato (PA), San Cipirello (PA), Palermo, Messina, Reggio Calabria e Napoli, compaiano diversi adesivi, con diverse frasi, tutti contro il racket e le mafie. La simultaneità delle azioni è il frutto del nascente coordinamento di un movimento popolare rigorosamente apartitico, composto da cellule autonome e indipendenti, organizzate in rete tra loro. Lo scopo comune dei diversi gruppi che condividono la pratica dell’attacchinaggio antipizzo è quello di operare dal basso per incentivare un diffuso e capillare dibattito sul problema delle estorsioni, strumento base di tutte le mafie per imporre la loro signoria sul territorio. rnrnL’attacchinaggio antipizzo, pratica concepita per essere replicabile a titolo individuale e/o in gruppo da chiunque, intende far leva sull’amor proprio di tutti e di ciascuno (dell’intero popolo, insomma) per favorire quella presa di coscienza collettiva senza la quale non è possibile contrastare e vincere le mafie. In quest’ottica la rete degli attacchini concepisce le proprie azioni come una delle possibili maniere per ad erodere dal basso il consenso sociale di cui godono Cosa Nostra,
Oltre lo straordinario lavoro repressivo occorre rilanciare la prevenzione e la collaborazione
Quello che sta accadendo nel mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo non ha precedenti nella storia degli ultimi vent’anni della nostra città. Mentre la procura di Palermo e le forze di polizia della città ricostruiscono con incisività i fatti, occorrono risposte anche sul piano della prevenzione e dei servizi di pattugliamento del territorio.


