Al fianco di chi denuncia: il percorso condiviso con gli imprenditori di Brancaccio e Ciaculli

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28 Ottobre 2026

Si è aperto questa mattina, in appello e con rito abbreviato, il processo a carico di nove soggetti imputati, a vario titolo, di associazione mafiosa perché appartenenti al mandamento mafioso di Brancaccio-Ciaculli di Palermo, estorsione, traffico di stupefacenti, detenzione illegale di armi e favoreggiamento.

Addiopizzo si è costituita parte civile accanto a due imprenditori che hanno scelto di opporsi al racket delle estorsioni, al termine di un percorso di ascolto, fiducia e accompagnamento costruito insieme all’associazione.

La loro scelta è maturata nel tempo, attraverso un cammino condiviso che ha permesso loro di affrontare le paure, superare le difficoltà e trovare la forza di raccontare agli investigatori della Squadra Mobile e ai magistrati della Procura di Palermo i soprusi e le ripetute imposizioni subite per anni.

È proprio questo il senso del lavoro di Addiopizzo: stare accanto a chi subisce le estorsioni, ascoltare le persone, comprenderne i bisogni e accompagnarle in un percorso che le metta nelle condizioni di liberarsi dal ricatto mafioso. Perché denunciare significa affrontare non soltanto la paura delle ritorsioni, ma anche l’isolamento, le incertezze economiche e il timore di dover sostenere da soli le conseguenze della propria scelta.

Le testimonianze dei due imprenditori assumono un significato ancora più rilevante in un territorio difficile, nel quale trentuno commercianti sono stati in passato rinviati a giudizio per favoreggiamento, dopo aver negato agli inquirenti di avere pagato il pizzo, contribuendo così a ostacolare le indagini.

Anche in questi quartieri, tuttavia, c’è chi sceglie una strada diversa: quella della dignità, della libertà e del coraggio. Storie che dimostrano come sia possibile rompere il silenzio quando le persone non vengono lasciate sole e possono contare su una rete di sostegno capace di accompagnarle concretamente.

Ma il percorso delle vittime non può esaurirsi nella denuncia, né può essere affidato esclusivamente alla loro determinazione e al sostegno delle associazioni e al lavoro di forze di polizia e magistratura.

Perché la lotta alla mafia e alle estorsioni possa compiere un reale salto di qualità, serve un impegno forte e continuativo della politica. Occorre investire nelle periferie, creare opportunità di lavoro, garantire l’accesso all’istruzione e alla sanità e costruire alternative concrete alla criminalità organizzata, che in molti contesti continua a costituire un ammortizzatore sociale.


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