PALERMO – Luca ha 30 anni e un primato che fa riflettere. È uno dei pochissimi imprenditori che in una grossa fetta di provincia palermitana, da Trabia a Caccamo, ha deciso di denunciare subito gli uomini del pizzo. Ci sono state altre denunce. Nessuna spontanea, però. Tutte figlie di un’evidenza investigativa che qualcuno si è anche spinto a negare. Luca, no. Luca è andato subito in caserma dai carabinieri. Perché? “Perché ho capito che se avessi ceduto sarei diventato come loro. Con questa gente non ci voglio avere niente a che fare”. “Loro” sono i mafiosi. E lo dice seduto al tavolino del suo lido, il Golden Beach di Trabia, mentre gli operai stanno ultimando la ristrutturazione. “Un mese e mezzo fa – racconta il giovane titolare – i sacrifici di cinque anni sono andati in fumo”. Un incendio ha distrutto tutto. “Io ho la mia idea, ma ci sono indagini in corso e non ne voglio parlare”. Sono forti i sospetti che l’incendio sia collegato al suo no al racket, ma servono le prove.
Il cappio del racket su imprese edili e commercianti
Undici denunce nel 2024. I commercianti e gli imprenditori che scelgono di opporsi al pizzo sono...