Luca e il suo no al pizzo “Sono sbirro e me ne vanto”

da

27 Febbraio 2025

Live Sicilia

PALERMO – Luca ha 30 anni e un primato che fa riflettere. È uno dei pochissimi imprenditori che in una grossa fetta di provincia palermitana, da Trabia a Caccamo, ha deciso di denunciare subito gli uomini del pizzo. Ci sono state altre denunce. Nessuna spontanea, però. Tutte figlie di un’evidenza investigativa che qualcuno si è anche spinto a negare. Luca, no. Luca è andato subito in caserma dai carabinieri. Perché? “Perché ho capito che se avessi ceduto sarei diventato come loro. Con questa gente non ci voglio avere niente a che fare”. “Loro” sono i mafiosi. E lo dice seduto al tavolino del suo lido, il Golden Beach di Trabia, mentre gli operai stanno ultimando la ristrutturazione. “Un mese e mezzo fa – racconta il giovane titolare – i sacrifici di cinque anni sono andati in fumo”. Un incendio ha distrutto tutto. “Io ho la mia idea, ma ci sono indagini in corso e non ne voglio parlare”. Sono forti i sospetti che l’incendio sia collegato al suo no al racket, ma servono le prove.

Articoli recenti

Memoria & Impegno: ricordando Sebastiano Bosio

Il 6 novembre 1981, a Palermo, Cosa nostra uccideva Sebastiano Bosio, medico e primario di chirurgia vascolare dell’Ospedale Civico. Aveva 52 anni e fu assassinato all’uscita dal suo studio medico, in via Simone Cuccia, davanti alla moglie Rosaria.

Al fianco di chi denuncia: il percorso condiviso con gli imprenditori di Brancaccio e Ciaculli

Si è aperto questa mattina, in appello e con rito abbreviato, il processo a carico di nove soggetti, imputati di associazione mafiosa perché appartenenti al mandamento mafioso di Brancaccio-Ciaculli di Palermo, estorsione, traffico di stupefacenti, detenzione illegale di armi e favoreggiamento.

Da piazza Magione, oltre le barriere. In volo su Palermo ✈️

Grazie alla collaborazione dell’Aeroclub di Boccadifalco, trenta bambini e bambine della Kalsa hanno vissuto un’esperienza straordinaria: volare sopra Palermo. Perché a volte bisogna salire in alto per imparare a guardare lontano.

Noce, Palermo: dire NO al pizzo è possibile. Insieme

Si è concluso, in primo grado, il processo sulle estorsioni nel quartiere Noce. Addiopizzo era costituita parte civile insieme ad un imprenditore edile e al suo operaio che, con l’ausilio dell’associazione, si sono opposti ai tentativi di estorsione.

“LIDO – Bar e Cucina Costiera” entra nella rete di consumo critico antiracket “Pago chi non paga”

Alla foce dell’Oreto, sulla costa sud di Palermo, l’ex deposito locomotive di Sant’Erasmo ospita l’Ecomuseo Mare Memoria Viva e, al suo interno, LIDO, il bistrot che ha appena aderito alla rete di imprese “pizzo free” di Addiopizzo.

Riparte in Addiopizzo l’attività di supporto scolastico per bambini e bambine della Kalsa

È ripresa questa settimana, dopo la pausa estiva, l’attività di supporto scolastico che Addiopizzo...
ULTIME DAI GIORNALI

In giro con lo scooter a chiedere il pizzo, condanne alla Noce

Un anno dopo l’arresto arrivano le condanne per gli esattori del pizzo alla Noce. Giuseppe Frangiamore e Giovanni Montoro sono stati condannati in abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare rispettivamente a sei anni e otto mesi e sette anni e otto mesi.

5x1000 Addiopizzo
Rete imprese PIZZO-FREE
Addiopizzo TRAVEL
Addiopizzo STORE
Panoramica privacy
logo

La presente Cookie Policy ha lo scopo di illustrare i tipi e le categorie di cookie, le finalità e le modalità di utilizzo dei cookie da parte del Comitato Addiopizzo, titolare del trattamento, con sede a Palermo (PA), via Lincoln 131, nonché di fornire indicazioni agli utenti circa le azioni per rifiutare o eliminare i cookie presenti sul sito addiopizzo.org. Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata

Cookie strettamente necessari

I cookie strettamente necessari dovrebbero essere sempre attivati per poter salvare le tue preferenze per le impostazioni dei cookie.