“Bottega Monteleone” entra nella rete di consumo critico antiracket “Pago chi non paga”

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28 Settembre 2026

Quando l’enoteca Bottega Monteleone ha aperto, davanti all’ingresso c’erano soltanto una botte e quattro sgabelli, per chi voleva assaggiare un vino prima di acquistarlo. Nel giro di pochi giorni i clienti hanno cominciato ad apprezzare il locale e a chiedere dove potersi sedere, e così lo spazio si è allargato, facendo posto a tavoli e sedie.

Da allora sono passati otto anni e quello che doveva essere solo un negozio di prodotti siciliani da asporto, ricavato da un garage abbandonato in un vicoletto pedonale del centro storico di Palermo, è diventato un’enoteca con un piccolo wine bar. La gestiscono Katharina e il marito Angelo, con l’aiuto di un cognato e di un nipote: un’attività di famiglia, come la definiscono loro stessi.

Katharina arriva dalla Germania a Palermo undici anni fa per l’Erasmus, quando il vino era per lei solo una passione. Finito lo scambio, si affeziona alla città e decide di restare, anche se non sa bene come muoversi per trovare lavoro. «Conoscevo Palermo come la conosce chi ci ha fatto l’Erasmus. Non avevo ancora capito niente di questa città, nemmeno dei suoi problemi». In quel periodo incontra Angelo, allora solo un amico, che ha appena comprato il garage in via Monteleone e le chiede se abbia un’idea su cosa farne. «Ne avevo mille, e abbiamo intuito subito che poteva essere un modo per crearmi un lavoro qui».

Con il tempo il vino ha preso sempre più spazio. Dalle venti etichette di partenza si è arrivati alle oltre centocinquanta di oggi, quasi tutte siciliane e in gran parte naturali e biologiche, scelte quando possibile attraverso il contatto diretto con piccoli produttori. Di recente la bottega è stata inserita nell’edizione 2027 della guida Slow Wine, una selezione di circa 250 indirizzi in tutta Italia che Slow Food segnala per la qualità della carta dei vini e del cibo, e per la coerenza con i principi del Manifesto che mette al centro il rispetto dell’ambiente, del lavoro e dei territori.

L’enoteca non ha una cucina, ma propone qualche menu freddo per l’aperitivo. Le degustazioni si possono prenotare in privato o in gruppo, e accade spesso che allo stesso tavolo si incontrino persone sconosciute tra loro. Questa dimensione di apertura e scambio si riflette anche nel rapporto con gli altri locali della strada, che non sono considerati concorrenti ma collaboratori: «Per noi il vicinato è sacro, nel bene e nel male».

Già al momento dell’apertura Katharina e Angelo condividevano i valori di Addiopizzo. Per molto tempo, però, non avevano percepito l’importanza di aderire formalmente alla rete di consumo critico. «Per noi era scontato non avere niente a che fare con il pizzo, e l’adesione mi sembrava una specie di “certificazione”. Pensandoci bene, è molto di più: è un servizio e soprattutto una rete di supporto. Questo significa poter chiamare l’associazione quando qualcosa non torna, anche solo per un sospetto, anziché affrontare tutto da soli».

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