La Trattoria Casamichele nasce dal percorso personale e professionale di Daria, cuoca palermitana rientrata in Sicilia dopo dieci anni di lavoro tra Francia, Veneto e Lazio. Esperienze differenti e contesti lontani tra loro hanno contribuito a formare un’idea di ristorazione aperta, in movimento, contaminata da tradizioni diverse.
Daria decide di tornare a Palermo non per riprodurre qualcosa di già visto, ma per costruire, proprio qui, un progetto che sentisse davvero suo. L’idea prende forma lentamente, fino all’incontro con un vecchio forno in via Re Federico 92, in un quartiere che lei conosce bene e in cui desiderava inserirsi. Il forno, che un tempo dominava l’intera cucina, è stato smantellato e riposizionato, per conservare la memoria del luogo e nello stesso tempo per reinventarlo secondo la propria visione.
Affiancata ai fornelli da Francesco, conosciuto mentre entrambi lavoravano in un albergo in via Roma, Daria propone una cucina che non è siciliana, né legata a uno stile fisso. È una cucina sostanzialmente italiana, ma aperta alle influenze assorbite durante i viaggi in Italia e all’estero. Ogni mese e mezzo il menù cambia, seguendo la stagionalità e la voglia di sperimentare. “Se un giorno ci va di fare cucina asiatica o messicana, la facciamo. E poi, avendo molti clienti abituali, non vogliamo che si annoino”.
L’ingresso nella rete di consumo critico di Addiopizzo nasce dal desiderio di fare le cose correttamente, con trasparenza e rispetto per il territorio. “Non è stata una scelta dettata dalla paura, ma dalla consapevolezza. L’accoglienza della comunità è stata eccezionale, ma se mai fosse necessario, avremmo strumenti per difenderci”.
Fin dal primo giorno, Daria ha cercato di instaurare un rapporto autentico con il quartiere, e i residenti hanno risposto con entusiasmo e generosità. “È stato sorprendente quanto ci hanno supportato in ogni maniera possibile, dai piccoli gesti quotidiani fino alla collaborazione concreta durante i lavori”. Durante l’inaugurazione, pensata come un momento raccolto e di comunità, una vicina le ha persino donato un’agenda fatta a mano con il logo della trattoria, completa di penna coordinata: un gesto simbolico, che “mostra quanta voglia ci fosse di accogliere e condividere il nostro progetto”.
In uno spazio intimo e raccolto, la cucina a vista è il cuore pulsante della trattoria: le dimensioni ridotte del locale e i pochi tavoli permettono di osservare ogni gesto, di sentire ogni aroma e di percepire la passione che accompagna ogni piatto.



