Non è soltanto la mitragliatrice ritrovata in casa di Giuseppe D’Amore a dare un segnale inquietante sullo stato di vitalità di Cosa nostra in città, ma anche tutta una serie di comportamenti violenti e carichi di arroganza, a volte anche esibiti pubblicamente, peraltro pure per cose estremamente banali, come ottenere uno sconto consistente al ristorante. Dall’indagine della squadra mobile che ieri ha portato a 7 arresti emergono infatti sia le pesanti minacce ad un ristoratore che avrebbe presentato un conto di 600 euro al reggente del clan di Resuttana, Sergio Giannusa, ma anche il pestaggio a colpi di casco di un ambulante che non avrebbe pagato un debito e al quale i boss avrebbero sottratto anche una macchina e un furgone.
La rivolta di chi non paga. Due arresti dopo le denunce
Giuseppe Frangiamore e Rosario Montoro segnalati dalle vittime grazie all’intervento di Addiopizzo, che aveva fatto una campagna per incoraggiare la ribellione nel quartiere.



