«Solo quando avrò giustizia taglierò la barba», ripeteva Vincenzo Agostino, che non aveva mai smesso di chiedere la verità sull’assassinio di suo figlio Nino e della nuora Ida, uccisi il 5 agosto 1989. L’aveva ribadito anche poco prima di morire, nell’aprile scorso. Papà Vincenzo non è arrivato ad assistere alla sentenza della corte d’assise di Palermo che ieri pomeriggio ha condannato all’ergastolo il boss dell’Arenella Gaetano Scotto.
«Ma nonno Vincenzo è sempre qui con noi», sussurra il nipote, Nino Morana, mentre abbraccia don Luigi Ciotti, fra i banchi del bunker di Pagliarelli. In aula, ci sono la pr curatrice generale Lia Sava e i sostituti Umberto De Giglio e Domenico Gozzo (oggi alla direzione nazionale antimafia), che hanno sostenuto l’accusa contro Scotto.
“Digli che va a prendere i soldi o finisce male”: condannati due esattori del pizzo alla Noce
Il gup Paolo Magro ha inflitto 6 anni e 8 mesi a Giuseppe Frangiamore e 7 anni e 8 mesi a Giovanni Montoro. I due avevano preso di mira due imprenditori edili, ma le vittime hanno denunciato tutto alla polizia con il supporto di Addiopizzo.



