Si tratta di uno dei tronconi del processo nato a pochi mesi dal maxi blitz che aveva portato a 181 arresti e che oggi vede imputati 16 soggetti accusati a vario titolo di estorsione e di appartenere al mandamento mafioso di Porta nuova.
È stato grazie a un percorso di ascolto e sostegno portato avanti assieme alla vittima e agli operai dell’impresa edile che è maturata la scelta di opporsi e non piegarsi alle richieste di estorsione. L’imprenditore e gli operai hanno infatti raccontato, ricostruendo i fatti con dovizia di particolari, l’estorsione subita e sfociata anche nelle minacce di interrompere i lavori di ristrutturazione di un immobile situato nel centro storico di Palermo.
Una storia che, seppure a lieto fine, racconta in controluce la persistenza del fenomeno estorsivo nel settore dell’edilizia. Ci sono infatti aree della città e della provincia di Palermo dove imprenditori e operai hanno serie difficoltà a lavorare, dato che altre imprese edili in cambio delle estorsioni pagate si accaparrano forniture e lavori con la protezione di Cosa nostra. Tale fenomeno oltre a colpire chi vuole fare impresa sana e lavorare onestamente, altera e sterilizza le regole del libero mercato e della concorrenza anche a danno dei cittadini-consumatori.
La storia dell’imprenditore edile che oggi si costituisce parte civile assieme ad Addiopizzo conferma che si è oramai consolidato un sistema di tutela e supporto in grado di assicurare le condizioni migliori nei confronti di chi denuncia. Oggi, come dimostrano le centinaia di storie di commercianti e imprenditori palermitani che hanno denunciato negli ultimi venti anni grazie anche al nostro supporto, ci si può opporre alle estorsioni.
Rassegna stampa:
- Live Sicilia – Dal boss al meccanico. Mafia di Porta Nuova, al via il processo: 16 imputati
- Giornale di Sicilia – Mafia di Porta Nuova: dopo il no al racket la vittima è parte civile



