Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo, l’esplosione di un’autobomba contenente circa 90 chilogrammi di tritolo uccideva Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta – Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Era una domenica pomeriggio e Paolo Borsellino si era recato in via D’Amelio per la consueta visita alla madre. Portava con sé la valigetta di sempre: dentro, oltre alle carte e alle sigarette, l’agenda rossa su cui da tempo annotava con cura ogni dettaglio delle indagini che conduceva. Scese dall’auto, si accese una sigaretta e si avvicinò al citofono. Erano le 16:58 quando l’attentatore, appostato a pochi metri, azionò il telecomando.
Oltre al giudice Borsellino morirono anche gli agenti della scorta Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico a sopravvivere fu l’agente Antonio Vullo, che in quel momento si trovava in fondo alla strada, intento a parcheggiare una delle auto della scorta. Nella confusione di quei minuti, tra le lamiere e il fumo, l’agenda rossa scomparve: da allora la sua sorte resta uno dei nodi mai sciolti dell’inchiesta, insieme ai depistaggi che per anni hanno deviato le indagini sui reali mandanti ed esecutori della strage.
Non era un eroe agli occhi di tutti, Paolo Borsellino, almeno non fino alla sua morte che giunse appena 57 giorni dopo l’uccisione di Giovanni Falcone nella strage di Capaci.
Eppure nessuno, in quei 57 giorni, pensò a rendere più sicura una strada che Borsellino frequentava abitualmente ogni domenica: le auto potevano ancora parcheggiare in quel tratto, benché il metodo dell’autobomba fosse ormai una tecnica ben nota a Cosa nostra.
Sapeva di essere il prossimo bersaglio e che non gli sarebbe mancato molto da vivere. Nonostante ciò, il suo coraggio e la sua fervida determinazione lo spinsero a fare il suo dovere fino alla fine dei suoi giorni.
Oggi, a distanza di trentaquattro anni, via D’Amelio torna a riempirsi ogni 19 luglio: familiari delle vittime, associazioni e realtà giovanili di Palermo si ritrovano lì per ricordare, mentre il Movimento delle Agende Rosse porta avanti la richiesta di verità su quell’agenda mai ritrovata.




