Si è aperto questa mattina, davanti ai giudici della Corte d’Appello di Palermo, il processo nei confronti di due dei tre imputati per le estorsioni ai danni di un commerciante di Ciminna, in provincia di Palermo. Addiopizzo si è costituita parte civile al fianco della vittima che, sostenuta dall’Associazione, ha trovato la forza e il coraggio di opporsi al racket delle estorsioni.
Tutto è iniziato quando il commerciante, da tempo sottoposto a pressioni, minacce e richieste di denaro, ha deciso di rompere il silenzio e chiedere aiuto ad Addiopizzo. L’uomo gestiva un bar-tabacchi a Ciminna e, dopo aver contattato l’Associazione, ha intrapreso un percorso difficile ma necessario, fatto di ascolto, sostegno e accompagnamento.
Grazie alla sua scelta di reagire, al supporto di Addiopizzo e al lavoro dei carabinieri e della magistratura, è stato possibile ricostruire in tempi brevi una serie di episodi estorsivi e di minacce attraverso i quali il commerciante veniva sottoposto a ricatto. Le indagini hanno portato all’arresto di tre persone. Per due di loro, già condannate in primo grado, il processo è oggi approdato davanti ai giudici della Corte d’Appello di Palermo.
Nel corso del primo grado di giudizio, la vittima ha ripercorso in aula i momenti più difficili, raccontando le richieste di denaro e le minacce ricevute. Tra queste, anche quella di far «saltare la casa» dopo aver «capitato un po’ – nelle parole intercettate degli imputati – di polvere, qualche cinque chili e delle armi da fuoco». Parole pesanti, che restituiscono la gravità delle pressioni esercitate sul commerciante, ma che non sono riuscite a spegnere la sua determinazione a reagire e a sottrarsi al ricatto.
La testimonianza di questo commerciante ha un valore che va oltre il singolo caso. Nei territori dell’entroterra palermitano, dove Cosa nostra ha mantenuto nel tempo un controllo radicato, denunciare non è mai semplice. Ogni gesto di ribellione è un atto che rompe l’isolamento e apre una breccia nel muro dell’omertà.
Una vicenda che conferma come il contributo degli operatori economici resta fondamentale affinché il lavoro prezioso di organi investigativi e autorità giudiziaria possa conseguire, ancora più velocemente, ulteriori risultati come quelli che emergono dal processo di oggi.
RASSEGNA STAMPA
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