76 anni dall’uccisione di Placido Rizzotto, l’eterno partigiano

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10 Marzo 2024

La breve vita di Placido Rizzotto, durata appena 34 anni, si può riassumere in un solo concetto: resistenza. Prima contro il nazifascismo, nella banda “Napoli”, a Roma; poi contro la mafia corleonese, quando, all’indomani della guerra, diviene esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL.

A costargli la vita il 10 marzo 1948 sarà il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre. Infatti, già nel 1944 alcuni decreti del Governo nazionale avevano previsto la concessione delle terre incolte e mal coltivate ai contadini e la modifica dei contratti agrari: misure che mettevano in discussione il potere dei latifondisti e dei mafiosi e che, per questo, rimasero inattuate, lasciando nella disperazione, nella povertà e nella schiavitù intere generazioni di contadini. Placido si fece portavoce di questo grido di dolore, finendo in rotta di collisione con gli interessi della mafia corleonese, guidata dal medico Michele Navarra.

L’esecuzione di Placido Rizzotto avvenne per mano di Luciano Liggio, Vincenzo Collura e Pasquale Criscione, i quali lo sequestrarono, lo pestarono a sangue, lo finirono con tre colpi di pistola e lo gettarono nella foiba di Rocca Busambra. Testimone involontario del barbaro assassinio fu il dodicenne Giuseppe Letizia, che venne prontamente eliminato con un’iniezione letale il giorno dopo dallo stesso Navarra.

I resti di Placido Rizzotto vennero recuperati nel 2009 e a lui attribuiti solo nel 2012, consentendo, così, la celebrazione dei suoi funerali di Stato.  La sua storia ci insegna come la lotta contro l’ingiustizia sia trasversale in tutti i settori della vita quotidiana e dell’economia del Paese.

Ci insegna che, in qualsiasi forma si manifesti, l’ingiustizia è spesso lotta dei più ricchi e prepotenti per la loro esclusiva sopravvivenza, a qualsiasi costo. Ci insegna che, in qualsiasi forma di manifesti, la giustizia e l’antimafia sono essenzialmente resistenza, lotta continua contro lo strapotere, per l’attuazione piena del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione.

Grazie, Placido. Grazie, Giuseppe. I mafiosi sono morti, ma voi e le vostre battaglie no. 

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