In via Garibaldi, tra i vicoli del centro storico di Palermo, POT Cucina & Bottega è il ristorante di Michela e Isabella Lareddola, due sorelle che hanno scelto di trasformare la passione per la cucina in un’impresa etica, responsabile e profondamente radicata nel territorio.
«Noi probabilmente dentro il ristorante ci siamo nate» racconta Michela. La loro storia comincia infatti a Sferracavallo, dove la zia gestiva un ristorante di pesce. Lì, da bambine, iniziano a muovere i primi passi nel mondo della cucina, osservando le ritualità del mestiere e respirando un’aria familiare di accoglienza e dedizione al lavoro. Poi, dopo l’università, Michela apre un blog di cucina – tra i primi in Sicilia – e quella passione, nata quasi per gioco, diventa una scelta di vita.
Segue la formazione al Gambero Rosso di Roma, le esperienze nei ristoranti stellati, e infine il desiderio di tornare a Palermo per creare qualcosa di autentico che la rispecchiasse davvero. Così nel 2017 nasce POT: un luogo dove la cucina è sperimentazione, ma anche memoria e legame con la città.
Il nome “POT” – spiega Michela – è semplice, internazionale e pieno di significati: in inglese è la pentola, in francese richiama la convivialità del pot-au-feu, un piatto della tradizione contadina a base di manzo, patate e verdure. Dentro quella parola c’è l’idea di contenitore, di mescolanza, di incontro: tutto ciò che il ristorante rappresenta.
La cucina di POT, infatti, è un continuo dialogo tra tradizione locale e influenze globali: dalle sarde rivisitate in chiave moderna ai piatti ispirati alla cucina asiatica. Il menù cambia spesso, per rispettare la stagionalità ma anche per non cadere nella ripetizione e mantenere viva la curiosità: «Il cliente mangia e se ne va, ma noi ci viviamo dentro – dice Michela – e abbiamo bisogno di stimoli nuovi».
Il ristorante da poco fa parte della rete di Addiopizzo, scegliendo di dichiarare apertamente il proprio rifiuto a ogni forma di estorsione e intimidazione. «Era una cosa che volevamo fare già da tempo, poi l’occasione si è presentata quando abbiamo conosciuto alcuni dei rappresentanti di Addiopizzo grazie a Davide Grassi, figlio di Libero Grassi”.
Per Michela e Isabella essere parte della rete non è solo una scelta simbolica. Lavorare nel centro storico di Palermo, infatti, significa anche fare i conti con un contesto caratterizzato da episodi di vandalismo e segni di “territorialità” che rivelano quanto sia importante ribadire il valore della legalità e della convivenza civile. Nonostante questo, Michela sottolinea come nel quartiere si sia creata una rete di solidarietà tra commercianti e residenti: “Ci diamo una mano, ci conosciamo. Ci hanno chiesto anche di supplire alla mensa scolastica della Magione. C’è una comunità che funziona, che vuole crescere”.
Sedersi ai tavoli di POT significa gustare piatti creativi e sinceri, ma anche partecipare a un progetto collettivo: quello di un’economia che si fonda sul rispetto, sulla libertà e sulla dignità di chi lavora.
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