A ventisette anni dalla sua scomparsa ricordiamo il sindacalista Mico Geraci, ucciso dalla mafia l’8 ottobre del 1998 all’età di 44 anni a Caccamo, in provincia di Palermo.
Voleva smantellare gli equilibri tra cosche e politica locale e, come ricorda il figlio Giuseppe, «sognava una gestione della cosa pubblica lontana dagli interessi privati».
Prima da sindacalista e dopo da candidato a sindaco, Mico Geraci denunciò pubblicamente e senza lasciarsi intimidire gli interessi e le infiltrazioni di Cosa Nostra all’interno della politica e dell’economia locale. È per questo che sotto casa sua, a 2 mesi dalla candidatura, il sindacalista venne ucciso con sei colpi di fucile. Gli autori dell’omicidio scapparono e nel corso degli anni sapremo ben poco. Per un quarto di secolo il delitto è rimasto irrisolto.
Ventisei anni dopo, grazie ad alcuni collaboratori di giustizia e al lavoro dei magistrati della Procura di Palermo, si sono aperti importanti squarci investigativi che speriamo possano portare ad una completa verità sull’omicidio. Nel processo apertosi pochi mesi fa sono imputati nel ruolo di mandanti i boss Pietro e Salvatore Rinella, quest’ultimo a capo della cosca di Trabia e in rapporti con il boss Bernardo Provenzano. Fu proprio Provenzano, come dichiarò nel 2002 il pentito Nino Giuffrè, ad ordinare l’omicidio. I due esecutori, Filippo Lo Coco e Antonio Canu, furono successivamente uccisi.
Per i figli e la moglie di Mico Geraci, a cui rinnoviamo la nostra vicinanza e il nostro affetto, si prospetta oggi la possibilità di porre un sigillo definitivo su un avvenimento rimasto drammaticamente impresso nella mente di tanti e, soprattutto, di ottenere la tanto attesa giustizia.
In questo video le parole di Giuseppe Geraci, figlio di Mico, a poche ore dalla notizia dell’individuazione dei mandanti.



